Cosa è cambiato in Google Ads, e cosa farci davvero.
Analisi indipendente di ogni rilascio, scadenza e cambio di policy rilevante in Google Ads — scritta da chi gestisce gli account, non da chi riassume i comunicati stampa.
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AdsPulse · Playbook operativo
Google Ads gestito in chat, non a colpi di click.
Il playbook operativo di AdsPulse, l’MCP per Google Ads di Konvtrack: sedici use case pronti da usare, con il prompt da copiare, cosa aspettarti in risposta e a cosa fare attenzione. Una panoramica, quattro capitoli e l’annuncio per il contesto.
Sedici use case pronti da usare, divisi in quattro famiglie. Per ognuno trovi il prompt da copiare, cosa aspettarti in risposta e a cosa fare attenzione. Questa è la pagina da cui partire: come funziona AdsPulse, la mappa degli use case, la settimana tipo e le abitudini che decidono la qualità delle risposte.
Il lavoro ripetitivo che oggi ti porta dentro l’interfaccia account per account. Qui diventa una richiesta sola, uguale per tutti i clienti: il report del mattino, i termini di ricerca che sprecano budget, il ritmo di spesa del mese e la domanda che nessuno sa fare a Google Ads, «cosa è cambiato da lunedì?».
Quattro analisi in sola lettura. Non modificano l’account, quindi puoi lanciarle anche sul cliente appena arrivato: una fotografia completa con un piano d’azione, la verifica che le conversioni che leggi siano quelle vere, le landing che Google serve davvero e dove finisce il budget di Performance Max.
Qui AdsPulse scrive sull’account. Ogni modifica ti arriva prima come anteprima: la leggi, la approvi, e solo allora parte. Annunci scritti sul contenuto reale della landing, un ad group nuovo con keyword e RSA in un’unica anteprima, le simulazioni di Google prima di toccare un budget, e un giudizio su ogni recommendation.
Domanda, concorrenza e opportunità: quello che ti serve per pianificare una campagna o per presentarti a un prospect. Keyword con volumi e previsioni di costo, i rivali che contano e perché ti superano, tre evidenze quantificate già scritte per il deck, e la query GAQL che risponde quando i report standard non bastano.
A gennaio OpenAI annunciava un test negli Stati Uniti. Otto mesi dopo gli annunci di ChatGPT sono in Italia, con un Ads Manager self-service e nessuna spesa minima. Ecco lo stato delle cose a ottobre 2026, separando ciò che è confermato da ciò che è solo riportato, e cosa consigliamo ai nostri clienti.
Nel 2024 GA4 ha smesso di chiamare "conversioni" i suoi eventi più importanti. Non è stato un cambio di etichetta fine a sé stesso: ha separato ciò che analizzi da ciò su cui fai offerte. Molti account, però, non se ne sono accorti — e lo Smart Bidding sta ottimizzando su un miscuglio di acquisti contati due volte e scroll di pagina.
Quando arrivano lead con nomi inventati e numeri inesistenti, la tentazione è dare la colpa alla "frode sui clic" e comprare uno strumento che la blocchi. Spesso il problema è un altro, e quasi sempre il danno più grosso non è il clic pagato: è l’algoritmo che impara a cercare altri lead come quelli.
Un ROAS del 500% può nascondere una campagna in perdita, e un costo per lead basso può essere il sintomo di un problema. Ecco quali numeri guardiamo noi quando dobbiamo dire a un cliente se Google Ads sta facendo guadagnare l’azienda, e quali invece servono solo a chi gestisce l’account.
YouTube non è più "la campagna per fare brand": le conversioni passano da Demand Gen, le visualizzazioni costano poco e la creatività conta più del targeting. Il rischio vero è misurarlo male. Ecco come scegliere la campagna giusta, leggere i numeri senza illudersi e impostare un primo test che dica qualcosa.
Dal 2024 Performance Max non vince più in automatico sullo Shopping standard, e nel frattempo entrambe le campagne sono cambiate parecchio. La domanda giusta non è più "quale delle due", ma "quale campagna per quali prodotti". Ecco come la impostiamo.
I cookie di terze parti in Chrome non sono spariti, eppure i dati dei tuoi clienti contano più di prima: sono il segnale più affidabile che puoi dare alle campagne automatizzate. Ma in Europa una lista caricata senza consenso o lasciata invecchiare semplicemente non funziona.
Per un’attività con una sede e un raggio d’azione di pochi chilometri, Google Ads funziona in modo diverso da come lo raccontano le guide per l’ecommerce. Contano il Profilo dell’attività, gli orari, le recensioni, il telefono. E contano le conversioni che conti: una richiesta di indicazioni stradali non è un cliente.
Scegli “Lombardia” come località e pensi di parlare solo a chi sta in Lombardia. Con l’impostazione predefinita non è così: Google mostra gli annunci anche a chi, da altrove, ha mostrato interesse per la Lombardia. A volte è esattamente quello che vuoi. Spesso no.
Quando un’azienda cambia agenzia scopre spesso di non avere mai avuto davvero il proprio account: niente accesso amministratore, fatture intestate ad altri, tag e Analytics in mano al fornitore. Lo scriviamo da agenzia: ecco cosa devi pretendere, anche da noi.
Un audit non è un elenco di cento controlli da spuntare: è una sequenza. Se le conversioni sono sbagliate, tutto quello che viene dopo — offerte, budget, struttura — è costruito su un dato falso. Questo è l’ordine in cui analizziamo un account, e perché.
Microsoft Ads non è un secondo Google: è un canale più piccolo, con un pubblico diverso e un paio di vantaggi che Google non offre. Importare le campagne richiede dieci minuti. Importarle bene, senza che un’importazione pianificata ti sovrascriva il lavoro ogni notte, richiede qualche scelta in più.
Se dici a Google che ogni modulo inviato vale uguale, Google ti porterà i moduli più economici. Non è un difetto dell’algoritmo: è esattamente quello che gli hai chiesto. Il value-based bidding è il modo di chiedergli un’altra cosa.
Due strumenti avanzati dello Smart Bidding, spesso confusi e quasi sempre usati male. Uno serve a dire al sistema che il futuro sarà diverso dal passato, l’altro a dirgli che una parte del passato non è mai esistita. A fine settembre è il momento giusto per capire quale ti serve prima di Black Friday.
Un punteggio del 100% non significa un account che rende: significa un account in cui ogni consiglio di Google è stato accettato o ignorato. Capire la differenza è il primo passo per usare i consigli come uno strumento e non come una lista di compiti.
Il report conversioni ti dice a chi Google assegna il merito. Non ti dice quante di quelle vendite sarebbero arrivate comunque. Per saperlo serve un test controllato: ecco come progettarne uno pulito, quanto deve durare e come leggerne i numeri.
La campagna brand è quella con il ROAS più bello dell’account e, spesso, quella che dimostra meno. Non perché sia inutile, ma perché misura clic che in buona parte sarebbero arrivati comunque. La domanda giusta non è "conviene?", è "quanto di questo è incrementale?".
Il server-side tagging viene venduto come la soluzione a tutti i problemi di misurazione. Non lo è. È un server tuo, sul tuo dominio, che si mette in mezzo tra il sito e i fornitori pubblicitari: utile, a volte decisivo, ma con costi, limiti e obblighi che conviene conoscere prima.
Per anni la struttura "giusta" era quella più granulare: una campagna per corrispondenza, per regione, per servizio. Con lo Smart Bidding quella granularità è diventata un costo. Ma consolidare tutto è l’errore opposto, e ha sintomi precisi.
Quindici titoli non sono quindici idee: spesso sono la stessa frase riscritta quindici volte. Un annuncio adattabile rende quanto la varietà reale che gli dai, e il semaforo dell’efficacia dell’annuncio non ti dice se ci sei riuscito.
Abbiamo costruito lo strumento che ci mancava: un server MCP che collega un assistente AI a un account Google Ads con la stessa profondità dell’interfaccia, e con un vincolo che l’interfaccia non ha — nessuna modifica viene scritta senza che una persona l’abbia vista e approvata.
Metà dei problemi che sembrano problemi di campagna vivono dopo il clic. Portare il tasso di conversione dal 3% al 4% riduce il costo per lead del 25% senza spendere un euro in più: nessuna ottimizzazione di offerte produce lo stesso effetto con la stessa affidabilità.
Le keyword negative sono passate da attività di pulizia a strumento di controllo strategico. In un account in cui il sistema decide su quali query comparire, sono rimaste una delle poche leve che dicono davvero "no" — e vanno progettate, non improvvisate.
Ogni mese qualcuno apre GA4, apre Google Ads, vede due numeri diversi per lo stesso mese e conclude che il tracciamento è rotto. Quasi mai lo è. Sono due sistemi che rispondono a due domande diverse — e sapere quale domanda stai facendo è metà del lavoro.
Il punteggio di qualità è il numero più citato e peggio usato di Google Ads. Non entra nell’asta, non è un obiettivo e non va ottimizzato: è una diagnosi. Ecco come leggerlo in un account in cui le keyword contano sempre meno.
La domanda "quanto devo investire in Google Ads?" non ha una risposta di listino, ma ha un calcolo. Parte dal numero di clienti che ti servono e risale fino alla spesa mensile, passando per tre numeri che quasi nessuno mette per iscritto prima di partire.
Demand Gen è il posto in cui Google ha messo tutto ciò che non è ricerca: YouTube, Shorts, Discover, Gmail. È anche l’unica campagna moderna in cui la creatività e il pubblico restano leve tue. Ecco quando ha senso aprirla e quali errori la fanno fallire nei primi trenta giorni.
Il 15 giugno 2026 Google ha annunciato tre interventi sull’infrastruttura di offerte e budget. Due sono opportunità, uno è entrato in vigore da solo il 17 agosto e ha spostato la curva di erogazione delle campagne limitate dal budget. Ecco la differenza tra i tre e cosa cambia davvero nei conti.
La critica storica a Performance Max era di essere una scatola nera. Nel 2026 la scatola si è aperta parecchio: report per canale, termini di ricerca, negative a livello di campagna, esclusioni di pubblico. Il problema ora è un altro — sapere quali decisioni quei dati autorizzano davvero.
C’è una scadenza tecnica che in molti account passerà inosservata finché non smetterà di funzionare qualcosa: gli upload delle conversioni offline si spostano sulla Data Manager API. È l’occasione giusta per sistemare la cosa che nella lead generation vale più di qualsiasi ottimizzazione di offerta.
Se un agente può completare un acquisto al posto dell’utente, la vetrina smette di essere il punto in cui si decide. UCP e Universal Cart sono l’infrastruttura con cui Google sta provando a rendere questo scenario ordinario. Ecco cosa comporta per chi vende.
AI Max non è una nuova campagna: è un interruttore che cambia tre cose insieme nelle tue Search — come vieni abbinato alle ricerche, come viene scritto il testo e su quale pagina atterra l’utente. Ecco cosa controlli ancora, cosa non controlli più e come misurarlo senza raccontarti storie.
La migrazione automatica delle Dynamic Search Ads è slittata da settembre 2026 a febbraio 2027, per non forzare cambi strutturali nel pieno del Q4. È una proroga, non un annullamento: e due scadenze di settembre restano dove sono.
Per vent’anni l’annuncio di ricerca è stato un blocco di testo accanto ai risultati. Nei formati presentati a Google Marketing Live 2026 l’annuncio vive dentro la risposta generata, e il testo lo compone Gemini a partire dai tuoi asset. Ecco cosa significa per chi gestisce campagne.
Le modifiche a Merchant Center non fanno notizia come i lanci di prodotto, ma sono le uniche che possono togliere dalla circolazione metà del catalogo. Ecco le scadenze del 2026-2027 e la sequenza di lavoro per arrivarci senza sorprese.
Consent Mode non è un banner: è il modo in cui il tuo sito dice a Google cosa può fare con i dati di ogni visitatore. Configurato male, spegne remarketing e conversioni senza dirtelo. Configurato bene, recupera una quota consistente di quello che il rifiuto del consenso porta via.
Il dato che circola è netto: con una AI Overview in pagina il CTR degli annunci passa da 19,70% a 6,34%. È vero, ed è anche incompleto. Nel 2026 la curva si è stabilizzata e in alcuni segmenti è tornata a salire. Ecco come leggerla senza prendere decisioni sbagliate.
Per idraulici, cliniche, officine e assistenza urgente, la chiamata è la conversione. Google sta ritirando il formato costruito apposta per questo, con una transizione a due tempi: creazione bloccata da febbraio 2026, erogazione ferma da febbraio 2027.
È facile archiviare le vicende antitrust come questioni per avvocati. Ma una sentenza ha stabilito che Google ha applicato prezzi sovracompetitivi negli annunci di ricerca testuali: è un’affermazione su quanto hai pagato, non su un principio astratto.
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