Chi gestisce account Google Ads passa una parte sproporzionata della giornata a fare la stessa cosa: estrarre dati, incrociarli, capire dove sta il problema. Non a decidere — a raccogliere. Gli assistenti AI sono bravi esattamente in quella parte, ma per anni hanno avuto un difetto insormontabile: non vedevano l’account. Potevi incollargli un report, non chiedergli di guardare.

AdsPulse nasce per chiudere quella distanza. È il server MCP per Google Ads che abbiamo sviluppato in Konvtrack, oggi disponibile in beta access su adspulse.dev.

Che cos’è un MCP, in due paragrafi

MCP sta per Model Context Protocol: è lo standard con cui un assistente AI si collega a un sistema esterno e ne usa le funzioni in modo strutturato. Non è un’integrazione grafica e non è un chatbot incollato sopra una dashboard: è un canale con cui il modello chiama operazioni reali — leggere un report, proporre una modifica — e riceve dati veri in risposta.

Applicato a Google Ads significa una cosa concreta: invece di esportare un CSV, incollarlo e sperare che il contesto basti, l’assistente interroga l’account. La differenza non è di comodità, è di affidabilità: non c’è una copia dei dati che invecchia tra una domanda e l’altra.

Che cosa copre AdsPulse

La superficie è la parte che distingue un MCP utile da una demo. AdsPulse espone 31 manager per dominio, ciascuno con le proprie azioni, organizzati per come si lavora davvero su un account:

AreaChe cosa copre
Rendimento e reportisticaReport, campagne, gruppi di annunci, annunci, storico modifiche
Ricerca e keywordKeyword, termini di ricerca, keyword negative, keyword planner
Performance MaxCampagne PMax, asset group, asset, canali
MisurazioneConversioni, obiettivi di conversione, regole di valore di conversione
Offerte e budgetStrategie di offerta, budget, operazioni massive
Pubblici e targetingPubblici, targeting, posizionamenti
Creatività e destinazioniCreative studio, landing page, audit delle pagine di destinazione
Analisi avanzataQuery GAQL libere, analisi competitiva, recommendation

Il manager GAQL merita una nota a parte. GAQL è il linguaggio di interrogazione dell’API di Google Ads: poter scrivere query libere — con un’azione dedicata che elenca prima i campi disponibili per ogni risorsa — significa non essere limitati ai report preconfezionati. È la differenza tra "mostrami il rendimento delle campagne" e "mostrami le campagne limitate dal budget con quota impressioni persa sopra il 30% e CPA superiore al target negli ultimi 90 giorni".

La parte che conta: nessuna scrittura senza approvazione

È il punto su cui abbiamo progettato per primo, perché è quello che decide se uno strumento del genere può toccare account veri.

Ogni azione che modifica qualcosa segue un percorso a due passaggi obbligatori:

  1. Anteprima. La chiamata parte con la conferma disattivata: non viene scritto nulla. In risposta arriva la descrizione esatta di ciò che cambierebbe, insieme a un token di conferma.
  2. Approvazione. L’anteprima viene mostrata per intero a una persona. Solo dopo il suo assenso la stessa operazione viene richiamata con quel token.

Il token è monouso ed è legato agli argomenti dell’anteprima: se qualcosa nella richiesta cambia, il token decade e il ciclo ricomincia. Le azioni distruttive — rimozioni, esclusioni permanenti — sono marcate come tali e trattate con la stessa cautela, in modo esplicito.

Perché è una scelta di prodotto e non una limitazione. Un assistente che può modificare un account senza attrito è un assistente che prima o poi lo modificherà per un malinteso. Il doppio passaggio costa dieci secondi a operazione e rende l’errore silenzioso strutturalmente impossibile: quello che viene scritto è esattamente quello che una persona ha letto e approvato.

Come ci si collega a un account

L’autenticazione avviene con una chiave API personale. La sessione parte scegliendo il contesto — un account manager (MCC) oppure l’accesso diretto, per gli account che non stanno sotto un MCC — e poi l’account cliente su cui lavorare; si passa da un cliente all’altro in qualsiasi momento, senza riconfigurare nulla.

Le letture accettano intervalli temporali predefiniti — ultimi 7, 30 o 90 giorni, mese corrente — che è quasi sempre ciò che serve per un’analisi operativa, e restano affiancate da GAQL quando serve un taglio diverso.

A cosa lo usiamo davvero

Non alla gestione automatica delle campagne: nessun account serio si gestisce da solo, e non è quello il punto. Lo usiamo per comprimere il tempo tra una domanda e la sua risposta documentata. Tre esempi presi dal lavoro di tutti i giorni:

  • Audit dei termini di ricerca. Incrociare spesa, conversioni e nuovi temi emergenti su 90 giorni è esattamente il lavoro che descriviamo in governo delle keyword negative, e che a mano richiede un pomeriggio.
  • Diagnosi di qualità. Ordinare le keyword per spesa e isolare quelle con una componente sotto la media, come nella revisione del punteggio di qualità.
  • Verifica della misurazione. Controllare modelli di attribuzione, finestre di conversione e coerenza tra azioni su decine di campagne, il primo passo del ragionamento su attribuzione data-driven.

In tutti e tre i casi il valore non è la risposta: è che la raccolta smette di essere il collo di bottiglia e il tempo si sposta sulla decisione.

Beta access

AdsPulse è oggi in beta access su adspulse.dev. È un prodotto Konvtrack e nasce dagli account che gestiamo: ogni manager esiste perché serviva a noi prima di diventare una funzione.

Se gestisci account Google Ads e vuoi provarlo, la registrazione parte da lì. Se invece ti interessa il lavoro che ci sta dietro, l’analisi gratuita è il modo più diretto per vederlo applicato al tuo account: puoi vedere come lavoriamo e quali servizi offriamo.