Nella scheda Consigli di Google Ads c’è un numero in percentuale, con un cerchio che si riempie. È il punteggio di ottimizzazione, e ha un effetto psicologico notevole: un 62% sembra un voto insufficiente, un 94% sembra un account ben gestito. Nessuna delle due letture è corretta. Il punteggio non dice quanto rende l’account: dice quanto l’account è allineato a ciò che il modello di Google ritiene possa migliorarlo.

Cosa misura davvero il punteggio

Secondo la documentazione di Google, il punteggio di ottimizzazione è una stima di quanto bene l’account è impostato per rendere, su una scala da 0 a 100%, dove 100% indica che l’account può esprimere tutto il suo potenziale. Viene calcolato in tempo reale considerando impostazioni, stato e statistiche di account e campagne, l’impatto stimato dei consigli disponibili e la cronologia recente dei consigli.

Le parole chiave sono due: stima e potenziale. Il punteggio non guarda il costo per acquisizione, il ROAS, il margine o la qualità dei lead nel tuo CRM. Guarda la distanza tra la configurazione attuale e una configurazione che il modello considera migliore. Ogni consiglio mostra quanti punti vale: è il suo peso stimato nel colmare quella distanza, non una previsione di risultato.

Il punto da fissare. Un account può avere un punteggio del 95% e perdere soldi su ogni conversione, oppure un punteggio del 60% ed essere il più redditizio del portafoglio. Il punteggio è un indicatore di allineamento alle proposte di Google, non un indicatore di salute economica.

Perché ignorare un consiglio conta quanto applicarlo

Google lo dice esplicitamente: il punteggio sale sia applicando sia ignorando i consigli. Il motivo è coerente con la natura del numero: ignorare un consiglio significa averlo valutato, e il sistema registra che quella proposta non è più aperta. In pratica, chiunque può portare un account al 100% in cinque minuti, respingendo tutto.

Questo ha due conseguenze. La prima: il punteggio non va mai usato come KPI per valutare chi gestisce l’account, perché premia la velocità di smaltimento, non la qualità delle decisioni. La seconda: non c’è nessun motivo di accettare un consiglio sbagliato "per il punteggio". Ignorarlo produce lo stesso effetto sul numero, senza effetti sull’account. Un consiglio ignorato, peraltro, può ripresentarsi più avanti se la condizione che lo ha generato persiste.

Perché le agenzie ci tengono

C’è un dettaglio che vale la pena conoscere quando si sceglie un fornitore: per mantenere lo status di Google Partner, un’agenzia deve avere un punteggio di ottimizzazione di almeno il 70% a livello di account amministratore. È un requisito legittimo, e si può soddisfare onestamente ignorando i consigli sbagliati. Ma spiega perché alcune agenzie tendono ad accettare più di quanto dovrebbero: se chi gestisce il tuo account accetta tutto, chiedigli su quali basi.

I consigli che di solito conviene accettare

Non esiste un elenco universale, ma esistono famiglie di consigli con un rapporto rischio/beneficio molto diverso. Quelli che tendono a meritare attenzione sono i consigli di manutenzione e igiene, che correggono problemi oggettivi senza spostare budget né allargare il targeting:

  • Problemi di misurazione. Tag delle conversioni non attivi, conversioni non registrate da giorni, segnali di consenso mancanti. Sono quasi sempre problemi veri e vanno risolti per primi, perché tutto il resto si basa su quei dati.
  • Keyword in conflitto con le negative. Se una negativa blocca una keyword che vuoi attiva, il consiglio segnala un errore reale di configurazione.
  • Keyword ridondanti o che non generano impressioni. Ripulire rende l’account più leggibile. Controlla però che non si tratti di keyword tenute apposta a scopo di presidio.
  • Asset mancanti o deboli. Sitelink, callout, annunci adattabili con pochi titoli: aggiungerli è generalmente positivo. Accetta la segnalazione, ma scrivi tu i testi invece di prendere quelli proposti così come sono.
  • Problemi di policy o di approvazione. Annunci limitati o non approvati vanno sistemati, a prescindere dal punteggio.

Anche in questi casi, "accettare" significa leggere il dettaglio. Un consiglio sulle keyword ridondanti può proporre di rimuovere quella con lo storico migliore; un asset generato può contenere una promessa che la tua attività non mantiene.

I consigli da ignorare, o quasi

La seconda famiglia è quella che allarga la spesa o il perimetro. Qui il consiglio ha una logica — più copertura, più volume — ma quella logica ignora il tuo margine e spesso la qualità del traffico che arriverà.

Tipo di consiglioQuando ignorarloQuando può avere senso
Aumentare il budgetQuota impressioni persa per budget bassa, CPA sopra obiettivo, conversioni poco affidabiliCampagna redditizia, limitata dal budget, con margine per crescere
Passare alla corrispondenza genericaPoche conversioni, tracciamento incerto, nessun presidio sui termini di ricercaSmart Bidding con volumi solidi e negative gestite con disciplina
Cambiare strategia di offertaCampagna stabile in cui il cambio azzera l’apprendimento senza un motivoObiettivo di business cambiato, o strategia attuale chiaramente sbagliata
Aggiungere keyword proposteKeyword generiche o fuori target rispetto all’offertaVarianti rilevanti che hai davvero trascurato
Espandere il targetingOfferta locale, B2B di nicchia, pubblico ristretto per sceltaCampagne con buoni volumi e obiettivo di scala

Budget e corrispondenza generica, senza dati

I due casi che vediamo più spesso sono l’aumento di budget e il passaggio alla corrispondenza generica. Entrambi possono valere molti punti di punteggio, ed entrambi sono pericolosi quando mancano dati di conversione solidi.

Un aumento di budget ha senso solo se la campagna è effettivamente limitata dal budget e ogni conversione in più è redditizia. Se il vincolo è il target di offerta, più budget compra aste peggiori. È il ragionamento che abbiamo sviluppato nell’articolo su quanto budget serve davvero.

La corrispondenza generica funziona quando lo Smart Bidding ha abbastanza conversioni per capire quali query valgono, e quando qualcuno controlla i termini di ricerca con regolarità. Senza queste due condizioni, allarga la copertura su query che il sistema non sa ancora valutare. Prima di accettarla, serve un metodo per le negative, come quello descritto nella guida al governo dei termini di ricerca.

Applicazione automatica: i rischi e come spegnerla

L’applicazione automatica dei consigli permette di scegliere tipi di consigli che Google applicherà da solo, senza passare dalla tua approvazione. È comoda per chi gestisce molti account con poco tempo, e proprio per questo è rischiosa: le modifiche avvengono mentre nessuno guarda, e se nessuno le cerca, nessuno se ne accorge.

Il rischio non è che Google agisca in malafede. È che applica una logica generale a un account che ha vincoli specifici: una keyword tenuta in pausa per motivi commerciali, una campagna volutamente ristretta, un budget negoziato con il cliente. Il sistema non conosce quelle ragioni.

Come controllarla e disattivarla

  1. Apri la pagina Consigli dell’account e accedi alle impostazioni di applicazione automatica.
  2. Controlla quali tipi sono selezionati. Non dare per scontato che sia tutto spento: può essere stato attivato in passato da un altro utente o durante una fase di onboarding.
  3. Deseleziona tutto ciò che tocca budget, offerte, keyword e targeting. Se vuoi lasciare attivo qualcosa, limitati a tipi di consiglio a basso impatto e che capisci bene.
  4. Consulta la scheda della cronologia nelle stesse impostazioni: mostra i consigli applicati di recente e da quando ciascun tipo è attivo.
  5. Tieni d’occhio le email di Google. Gli avvisi sui consigli in arrivo o applicati vanno letti, non archiviati.

La nostra regola. Negli account che gestiamo l’applicazione automatica è spenta per impostazione predefinita. Se una modifica è buona, ci vogliono trenta secondi per applicarla a mano; se è sbagliata, possono volerci settimane per accorgersene.

Usare la cronologia modifiche per l’audit

La cronologia modifiche registra ogni cambiamento nell’account con data, livello, valore precedente e nuovo valore, e l’utente che l’ha effettuato. Le modifiche fatte dall’applicazione automatica dei consigli non compaiono con l’indirizzo email di una persona, ma con un utente dedicato riconoscibile dal riferimento all’applicazione automatica. È il filo da tirare.

Un audit fatto bene segue tre passi:

  1. Filtra per utente e isola le modifiche non fatte da persone del team. Se ne trovi, stai guardando cosa ha cambiato il sistema.
  2. Filtra per tipo di modifica — budget, offerte, keyword, annunci — e confronta le date con l’andamento di spesa e conversioni. Un cambio di tendenza che coincide con una modifica automatica è il primo sospetto da verificare.
  3. Annota e decidi. Per ogni modifica rilevante: tenerla, annullarla o correggerla. La cronologia permette di vedere il valore precedente, quindi ripristinarlo è semplice; il difficile è sapere che c’era da farlo.

È lo stesso principio che vale per ogni automazione nell’account, dallo Smart Bidding alle opzioni descritte in Smart Bidding Exploration: delegare l’esecuzione è ragionevole, delegare il controllo no.

Una routine settimanale di venti minuti

Non serve passare le giornate sulla scheda Consigli. Serve un appuntamento fisso, sempre nello stesso ordine:

  1. Cronologia modifiche degli ultimi sette giorni (5 minuti). Chi ha cambiato cosa, con attenzione alle modifiche non umane.
  2. Stato dell’applicazione automatica (1 minuto). Verifica che la configurazione sia quella che hai deciso.
  3. Consigli nuovi, per famiglia (10 minuti). Prima misurazione e policy, poi manutenzione, infine budget e targeting.
  4. Decisione esplicita su ciascuno (4 minuti). Applica, ignora, oppure rimanda con una nota. L’importante è non lasciare consigli aperti per settimane: a quel punto nessuno sa più se sono stati valutati.

Esempio pratico: un account al 68% ha tre consigli aperti. Un tag di conversione non attivo, un aumento di budget del 40% e il passaggio a corrispondenza generica. Il primo si sistema subito. Il secondo si valuta sulla quota impressioni persa per budget e sul CPA reale: se il CPA è sopra obiettivo, si ignora. Il terzo si rimanda finché la misurazione non è tornata affidabile da qualche settimana. Il punteggio salirà in ogni caso, ma per le ragioni giuste.

Se vuoi sapere cosa è stato applicato nel tuo account negli ultimi mesi, e da chi, l’analisi gratuita parte proprio dalla cronologia modifiche. Puoi vedere come lavoriamo sugli account e le risposte alle domande più frequenti nelle FAQ.